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Il Costume

Il Gruppo Folk San Pietro veste nei suoi eventi e sfilate il costume tradizionale asseminese, esso è stato recuperato tramite testimonianze e foto antiche e dagli anziani della città. Sono costumi elaborati e confezionati a mano come vuole la tradizione, con materiali spesso molto pregiati.

I costumi delle donne

L’abito delle feste in uso fino ai primi periodi del ‘900 e tutt’oggi utilizzato dal Gruppo Folk S. Pietro era composto da:

Muncadori (fazzoletto) : bianco in seta damascata o ricamata, o di lana sottile, di forma quadrata, veniva indossato con la piega a triangolo. Si legava o sotto il mento oppure i lembi venivano sovrapposti sopra il capo e fermati con degli spilloni.

Camisa (camicia) : la camicia era solitamente bianca in cotone con dei ricami sul collo o nei polsini. I ricami fatti rigorosamente a mano potevano essere ad intaglio oppure eseguiti col particolare punto smock. La manica come anche il collo terminavano con dei semplici pizzi realizzati all’uncinetto che impreziosivano la camicia e la rendevano più ricca.

Cossu (corpetto o gilet) : bianco in broccato dai fiori policromi era bordato con del nastro rosso di raso e bordure dorate, spesso arricchito da lustrini, veniva allacciato sul davanti con il nastro rosso incrociato.

Gunnedda (gonna) : rossa in lana o panno, era interamente plissettata ad eccezione di una parte frontale che veniva lasciata liscia. Nella parte inferiore presentava una balza di broccato rosso a fiori policromi bordata poi da una striscia dorata.

Davantali (grembiule) : confezionato in lana rossa e broccato bianco presentava la parte centrale rossa contornata dal broccato a fiori policromi. Era bordato da passamaneria dorata e presentava pieghe a ventaglio.

Sa Velada (abito da sposa) era nettamente più ricco, ma manteneva gunnedda e davantali (gonna e grembiule) uguali a quello che la tradizione voleva come abito della festa. Le altre componenti dell’abito da sposa erano:

Cuffia (cuffia) : rossa in cotone era usata per tenere i capelli raccolti sotto il velo.

Velu (velo) : bianco in tulle rigorosamente ricamato da mani esperte era di forma quadrata. Veniva indossato con piega a triangolo e appuntato alla cuffia con degli spilloni. Veniva inoltre inamidato.

Camisa (camicia) : simile alla precedente, in cotone bianco questa presentava dei vistosissimi pizzi fatti a mano a scollatura e polsini.

Gippoi (giacchino) : nero in velluto tutto interamente bordato da ricca trina dorata. La parte sotto la vita era divisa in quattro parti, la posteriore presentava decorazione con gallone dorato e nappine dorate cosi come la parte attorno al gomito. La manica era tre quarti ed era aperta a triangolo, in modo tale da fare uscire parte della camicia e i pizzi.

Pettina (pettorina) : di forma rettangolare con parte inferiore arrotondata era bianca in pizzo. Si appuntava alla camicia con delle spille e veniva arricchita da oreria varia e gioielli di famiglia ecc.

Altra caratteristica tipica di questi abiti erano le scarpe.

Is Crappittasa (le scarpe): erano di solito nere in pelle e venivano poi rivestite con il broccato rosso, quello usato nella balza della gonna.

Per quanto riguarda l’abito da uomo anche questo ci è stato tramandato dalla tradizione tipica asseminese e anche di questo posscostume sardoediamo l’abito da sposo e la variante dell’abito festivo.

L’abito da sposo era cosi composto:

Berritta (berretta): nera in panno era di forma tubolare, veniva posta sul capo con una piega fatta in avanti. La barritta veniva poi fermata con un fazzoletto rosso posto sulla fronte e legato dietro.

Camisa (camicia) : bianca in cotone con colletto dritto, aveva polsini e petto finemente ricamati. Il collo era chiuso con dei gemelli d’oro. La manica era semplice ma molto larga. Anche i polsini erano chiusi con bottoni d’oro.

 Cropettu (gilet) : rosso in broccato con fiori policromi era di raso nero sulla parte posteriore, davanti aveva un colletto
ed era chiuso con bottoni dorati.

Gianchetta (giacca) : nera in orbace, chiusa con bottoni in filigrana. Spesso era anche questa finemente ricamata.

Cratzonis de arroda (calzoni) :erano bianchi in cotone lunghi fino al polpaccio.

Arroda (gonnellino) : nero in orbace (o panno) lungo fino alla coscia era lievemente pieghettato.

Cratzas (ghette) : nere in orbace (o panno), coprivano il polpaccio e una parte dei calzoni, terminano un po arrotondate e dovevano coprire le scarpe.

L’abito festivo invece si differenziava di poco da quello da sposo, cambiava il colore del gilet che era di velluto bordeaux e spesso si usava una giacca sempre in velluto bordeaux con finimenti neri.